Pubblicità - contenuto realizzato in collaborazione commerciale con Verisure.

Lo studio overVolt è pieno di cose a cui tengo. L'unico e autentico lanciafiamme di overVolt, il drone DJI di Lego che vendono solo negli uffici DJI in Cina, la sagoma metallica del Vimana, il quadro del drone burger e la parete originale dell'economy class di un Emirates. È uno studio domotico e connesso, eppure, non era protetto.

La cosa mi pesava soprattutto durante i lunghi viaggi di lavoro. Ogni anno passo due settimane al CES di Las Vegas e due o tre settimane in Cina, e in quei periodi lo studio resta vuoto. Non avevo nemmeno una telecamera da remoto, ma a pensarci bene la telecamera da sola sarebbe servita a poco: se succede qualcosa a Milano mentre io dormo dall'altra parte del mondo, una notifica sul telefono la leggo la mattina dopo, quando è troppo tardi. Era il momento di cambiare, e questo articolo racconta come ho scelto e come funziona il sistema che ho installato.

Allarme cablato, fai da te o monitorato

Quando ho iniziato a informarmi, ho capito che la differenza più importante non era tanto tra un allarme cablato e uno wireless, quanto tra un sistema che si limita ad avvisarti e uno collegato a una centrale operativa. Potevo costruire un allarme con i dispositivi smart home che già conosco, ma avrebbe richiesto comunque il mio intervento in caso di emergenza. Cercavo invece un servizio che potesse gestire gli allarmi anche quando non sono disponibile.

Perché ho scelto Verisure

Verisure è l'allarme numero uno per numero di clienti, non solo in Italia ma nel mondo, e il motivo per cui l'ho scelto è la centrale operativa attiva ventiquattro ore su ventiquattro. Quando un sensore scatta, un operatore verifica subito cosa sta succedendo e, se serve, chiama autonomamente le forze dell'ordine. È un sistema che vive indipendentemente dalla mia presenza e dalla mia attenzione, ed è esattamente la pace mentale che cercavo.

L'installazione

Dopo aver preso l'appuntamento, l'installatore è arrivato in studio la mattina concordata con tutto l'impianto. La prima fase è la preparazione dei sensori: gli shock sensor, i fotovolumetrici, la centralina con la sirena, lo ZeroVision® e i cartelli. Tutto viene acceso e configurato insieme, in modo che lavori come un sistema unico.

Cosa c'è nell'impianto

Il grosso del lavoro sono gli shock sensor, uno su ogni infisso: finestre, porte interne, i due portoncini blindati, la porta esterna e tutte le finestre del laboratorio. Si attaccano con il biadesivo e, a differenza di un normale contatto magnetico, hanno un accelerometro a bordo: oltre all'apertura sentono il colpo o la forzatura sull'infisso, quindi segnalano prima che l'intruso sia dentro, non dopo l'effrazione.

Dentro ci sono i fotovolumetrici, i trigger d'allarme più importanti: un sensore a infrarossi che rileva i movimenti nella stanza e una telecamera che non trasmette video in tempo reale, ma scatta una sequenza di fotografie, alle quali la centrale operativa accede solo dopo uno scatto d'allarme. In più delle telecamere Arlo, un prodotto di terze parti installato da Verisure e integrato nell'ecosistema: in caso di allarme la centrale può vedere anche quelle. Ogni componente ha uno switch anti-manomissione nascosto: staccare un sensore dal muro fa scattare l'allarme esattamente come se avesse visto una persona.

Fuori dalla porta c'è il lettore di chiavi esterno, discreto al punto da non vedersi quasi, per attivare e disattivare l'allarme in modalità totale o parziale con i codici o con le chiavette NFC. Nella pratica lo gestisco quasi sempre dall'app, dopo il Face ID: stato dell'impianto, attivazione, galleria delle foto scattate dai sensori, storico completo degli eventi, impostazioni con dispositivi, token e codici.

Il nucleo è la centralina, si connette via Wi-Fi ma ha anche una SIM propria, per continuare a comunicare se qualcuno stacca corrente e internet. Ha le batterie, come tutti i sensori, e parla con loro su un protocollo radio a salto di frequenza, che cambia canale in caso di interferenze. Poi c'è lo ZeroVision®, il fumogeno, la parte che mi piace di più: in pochi secondi riempie l'ambiente di un fumo ad alta densità, non tossico, che toglie completamente la visibilità e ci mette ore a dissiparsi. Questo lo attiva un operatore della centrale, soltanto dopo aver verificato che c'è un'effrazione in corso. Completano l'impianto i cartelli dissuasori, che sono un deterrente e quindi parte della sicurezza.

Il test dell'allarme

A fine installazione l'impianto va in modalità test. Sul tablet compare la lista dei sensori, tutti con una X rossa, e l'installatore li attiva uno a uno: apre ogni finestra, passa sotto ogni fotovolumetrico. Dopo l'aggiornamento dei dati le X diventano spunte verdi, e per i fotovolumetrici si può vedere la foto scattata al suo passaggio, utile per controllare che l'inquadratura sia giusta oltre al fatto che il sensore funzioni. È l'immagine che spero di non vedere mai, ma è quella che vedrei con un intruso in arrivo.

Cosa succede quando scatta l'allarme

Messo tutto insieme, il funzionamento è questo. Un sensore rileva qualcosa: un infisso che si muove, un movimento nella stanza, un dispositivo manomesso. La centrale operativa vede l'allarme in corso e interviene guardando le fotografie dei fotovolumetrici e, se ci sono, le telecamere. Gli operatori valutano cosa sta succedendo e, se c'è un'effrazione in corso, chiamano le forze dell'ordine e possono attivare lo ZeroVision®. Tutto questo avviene anche se io sono dall'altra parte del mondo e dormo.

Il codice di coercizione

Alla fine l'installatore ha spiegato tutto l'impianto e abbiamo provato più volte ad attivarlo e disattivarlo dal pannello interno, dal lettore esterno, con i codici e con i token. Tra le cose che ho scoperto, quella che mi ha convinto di più è il codice di coercizione.

Lo scenario è brutto ma reale: arrivi davanti alla porta e qualcuno ti minaccia per farti disattivare l'allarme. In quel caso inserisci un codice diverso da quello normale. Per chi ti sta accanto è tutto regolare: i LED diventano verdi, la sirena non suona, l'allarme risulta disattivato. Ma la centrale Verisure riceve un avviso silenzioso, comincia a guardare le telecamere e chiama le forze dell'ordine. È una sorveglianza che interviene solo quando sei tu a decidere di farla intervenire.

La privacy

In caso di allarme, la Centrale Operativa può accedere alle immagini necessarie per verificare l'evento. Il proprietario può inoltre consultare le immagini e, sui sensori compatibili, richiedere fotografie direttamente dall'app.

Quanto costa Verisure

Dal punto di vista economico, Verisure è diverso da un allarme tradizionale che compri e basta.

Con Verisure i dispositivi sono in comodato e si paga un servizio in abbonamento. Si ha quindi un costo iniziale di installazione impianto e attivazione, e un canone mensile, che dipende dal numero di dispositivi del kit e che include il servizio di monitoraggio H24 da parte della centrale operativa, l'assistenza, la manutenzione e l'app My Verisure. La cifra arriva con un preventivo dopo un sopralluogo gratuito, dove l'impianto viene disegnato sugli spazi da proteggere.

Un allarme smart home lo paghi una volta e poi sei da solo con le notifiche, qui paghi ogni mese delle persone che guardano le immagini quando scatta qualcosa e chiamano le forze dell'ordine al posto tuo.

Per le abitazioni, nel 2026 è prevista anche una detrazione fiscale sulle spese ammissibili di installazione: fino al 50% per l'abitazione principale e al 36% per gli altri immobili residenziali, nel rispetto dei requisiti di legge. Il canone mensile del servizio di vigilanza non è detraibile con questa agevolazione.

Conclusioni

Lo studio overVolt ora è protetto. Come sempre spero di non averne mai bisogno, ma la prossima volta che sarò fuori potrò stare tranquillo su quello che succede qui. Se state valutando un allarme per casa o per la vostra attività, nel video c'è tutta l'installazione dall'inizio alla fine, e per sapere cosa comprende un impianto come questo e quanto costa nel vostro caso trovate tutte le informazioni qui:

Scopri l'allarme Verisure

Domande frequenti

Come funziona il sistema d'allarme Verisure? È un impianto wireless professionale, installato e configurato da un tecnico, collegato a una centrale operativa attiva H24. I sensori rilevano aperture, urti, movimenti e manomissioni: quando uno scatta, un operatore verifica cosa succede tramite le foto dei fotovolumetrici e le telecamere e, se l'intrusione è reale, chiama le forze dell'ordine.

Verisure chiama la polizia da solo? Sì, è la centrale operativa a chiamare le forze dell'ordine dopo aver verificato l'allarme, senza bisogno che tu veda la notifica o intervenga.

Il fumogeno ZeroVision parte da solo? No. Lo attiva manualmente un operatore della centrale, solo dopo aver verificato che c'è un'effrazione in corso. Il fumo è non tossico, toglie la visibilità in pochi secondi e la cartuccia è usa e getta.

Verisure vede le telecamere di casa mia? Solo dopo uno scatto d'allarme. I fotovolumetrici non trasmettono video in tempo reale: scattano una sequenza di foto quando un sensore viene attivato, e la centrale accede a quelle immagini soltanto in caso di allarme.

Funziona se tolgono la corrente o internet? La centralina ha batterie e una SIM oltre al Wi-Fi, i sensori hanno le batterie e il protocollo radio cambia frequenza automaticamente in caso di interferenze.

Quanto costa Verisure al mese? Il canone dipende dal numero di dispositivi e arriva con un preventivo dopo il sopralluogo gratuito. Si paga un'installazione iniziale e poi un abbonamento mensile che comprende centrale operativa H24, assistenza, aggiornamenti, manutenzione e sostituzione dei componenti. L'impianto resta in comodato gratuito.

Si può gestire dall'app? Sì: attivazione totale o parziale, controllo dello stato, galleria delle foto, storico degli eventi e tutte le impostazioni. Da fuori si usa il lettore di chiavi, con i codici o con le chiavette NFC.